Sì, è antisemitismo
Criticare Israele non è anti-semita: è stato detto mille volte.
Eppure, in qualche modo, sembra che il messaggio non abbia raggiunto le centinaia di manifestanti anti-Israele che la scorsa settimana, a Fort Lauderdale, in Florida, hanno protestato contro l’operazione militare israeliana nella striscia di Gaza.
Come i loro canti e simboli hanno chiarito, non è solo alle politiche dello Stato ebraico ciò a cui si oppongono.
Il loro animo va oltre.
I dimostranti di Fort Lauderdale hanno intonato cantato “Nuke, nuke Israel!”, ossia, hanno invocato un bombardamento atomico su Israele, e hanno portato cartelli che accusano Israele di “pulizia etnica”, recanti messaggi come: “Israele ha preso appunti durante l’Olocausto? felice Hanukkah”.
Alla dozzina di sostenitori di Israele raccolti lungo la strada, i manifestanti hanno gridato: “Assassini! Tornate nei forni! Avete bisogno di un grande forno”.
Il conflitto arabo-israeliano genera forti passioni, e la linea che separa la legittima disapprovazione di Israele dall’antisemitismo potrebbe non essere sempre evidente.
Ma non vi è chi non possa vedere che tale limite è stato superato, quando si sente qualcuno invitare gli ebrei a rientrare “al forno”.
L’altro giorno, il sito web danese Snaphanen ha pubblicato la foto di un opuscolo distribuito nella piazza del Municipio di Copenaghen.
In un lato di esso si proclama: “Mai la pace con Israele!” e “Ammazzate il popolo di Israele!”.
Nell’altra: “Ammazzate gli ebrei in ogni parte del mondo”.
La sintassi e l’ortografia hanno lasciato un po ‘a desiderare, ma la propaganda del genocidio antisemita non avrebbe potuto essere più chiara.
Di simile tenore i proclami di sabato scorso della folla di Amsterdam, in cui una manifestazione anti-Israele ha ripetutamente cantato, “Hamas! Hamas! Ebrei al gas”.
Che dire di quanto è accaduto in Belgio, dove i manifestanti a favore di Hamas hanno bruciato bandiere israeliane, bruciato una menorah e dipinto croci uncinate ai negozi di proprietà ebraica.
Solo marginalmente meno vile è il messaggio strombazzato dalle dimostrazioni in Nordamerica: “La Palestina sarà libera dal fiume al mare”, una messa in rima del proposito di Mahmoud Ahmadinejad di cancellare Israele dalla carta geografica della regione medio-orientale.
Per la millesima e prima volta: ogni commento negativo su Israele non è espressione di bigottismo.
Israele non è immune da critiche rispetto a qualunque altro Paese.
Ma è necessaria la volontaria cecità per non vedere che l’anti-sionismo di oggi: l’opposizione all’esistenza di Israele, il rifiuto dell’idea che il popolo ebraico abbia diritto a uno Stato, è solo il vecchio vino anti-semita in una bottiglia nuova.
L’odio degli ebrei è sempre stato capace di cambiare forma, pronto a alterarsi in modo da riflettere il linguaggio dell’epoca.
A volte gli ebrei vengono presi di mira per la loro religione, a volte sono demonizzati per avere ucciso il Cristo o dipinti come nemici della vera fede.
Altre volte, gli ebrei sono stati dannati come sleali quinte colonne per essere soppressi o espulsi, o per essere fisicamente sterminati come un tumore maligno alla razza.
Al giorno d’oggi, l’odio per gli ebrei si esprime in termini nazionali: è lo Stato ebraico a ossesionare chi odia gli ebrei.
Ciò che l’anti-semitismo ha fatto una volta agli ebrei come gente, fa ora agli ebrei come popolo.
Inizialmente si è voluta la fine della religione ebraica, poi quella degli ebrei.
Ora si vuole che sia lo Stato ebraico a scomparire.
L’affermazione che l’anti-sionismo non è bigottismo sarebbe assurda in qualsiasi altro contesto.
Immaginiamo che qualcuno affermi con forza che l’Irlanda non ha alcun diritto di esistere, che il nazionalismo irlandese è razzismo e che coloro che commettono l’omicidio di irlandesi sono in realtà vittime che meritano la simpatia di tutto il mondo.
Chi non considererebbe tali bestialità per niente altro che bigottismo anti-irlandese?
Oppure, chi crederebbe che tanto non sia altro che pregiudizio contro gli irlandesi?
Allo stesso modo, coloro che demonizzano e delegittimano Israele, coloro che sostengono che il mondo sarebbe meglio senza di esso, coloro che pretendono l’applicazione a Israele di standard a cui nessun altro sarebbe tenuto, coloro che esaltano Israele come loro mortale nemico, coloro che paragonano Israele alla Germania nazista e al Sud Africa dell’apartheid, coloro che lo rendono il capro espiatorio non solo per i crimini che non ha commesso, ma anche per quelli di cui è vittima, sì, queste persone sono antisemita, lo riconoscano o meno.
E’ possibile criticare Israele? Certamente.
Ma coloro che in in questi giorni denunciare Israele per essere in guerra contro Hamas si schierano al fianco con chi è fra i più virulenti nell’odiare gli ebrei.
Costoro possono affermare che questo non li rende anti-semiti.
Tuttavia, lo sono.
Nel 1968 Martin Luther King ha detto: “Quando la gente critica i sionisti, intende gli ebrei. E’ antisemitismo”.
FNRmedia


