L’Iran fornisce nuovi missili alla Siria e entrambi a Hezbollah e Hamas

Fonti iraniane e militari indicano che le minacce di guerra contro Israele venute da Damasco la scorsa settimana sono state sostenute da un massiccio ponte aereo iraniano per incrementare l’arsenale missilistico siriano.
Rifornimenti militari hanno raggiunto anche i libanesi Hezbollah e Hamas nella Striscia di Gaza.
Lo scorso mercoledì 3 febbraio, il Presidente siriano Bashar Assad ha accusato Israele di cercare di guerra, mentre il suo ministro degli Esteri Walid Moallem si è vantato: “Sapete che una guerra in questo momento colpirà le vostre città”.

I due hanno parlato, dopo avere ricevuto, nel mese di gennaio, 100 nuovi missili terrestri a medio raggio dall’Iran.
La minaccia di Moallem è stata completa: “…. La Siria chiede a Israele di fermare le minacce, che rivolge alternativamente alla Striscia di Gaza, e contro il Sud del Libano, l’Iran e, ora la Siria”.

Il suo messaggio rivela una volta di più che le quattro principali entità estremiste della regione medio-orientale hanno costituito un patto di mutua difesa contro Israele, determinando un aumento della tensione a livello pericoloso nella regione.

Il messaggio è chiaro: la Siria non starà a guardare la prossima volta, se Israele attaccherà il programma nucleare iraniano o gli aggressivi Hezbollah e Hamas, ma colpirà direttamente le città israeliane.
E’ la pubblica conferma al pubblico di quanto abbiamo rivelato in merito all’incontro dello scorso 17 dicembre a Damasco fra il Ministro della Difesa iraniano Generale Ahmad Vahidi, nel corso del quale è stato firmato un patto militare con il suo collega siriano Generale Ali Habib, patto la quale in seguito ha apposto la sua firma anche il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah (nostro articolo).

Entro pochi giorni, l’Iran ha iniziato le forniture di missili a Damasco, per via aerea, mentre la Siria intensificato le sue forniture clandestine di razzi a Hezbollah nel Libano meridionale (nostro articolo).
Iran e Siria hanno congiuntamente rifornito anche Hamas, sempre per vie occulte.

I leader siriani hanno usato la visita a Damasco del Ministro degli Esteri spagnolo Miguel Moratinos dei giorni scorsi come il palcoscenico per mostrare la loro cresciuta aggressività.
Anche l’inviato degli USA per il Medio Oriente George Mitchell è stato testimone di un simile aspro tono minaccioso nei confronti di Israele, quando ha incontrato il Bashar Assad a Damasco lo scorso 20 gennaio.
Né Washington né Gerusalemme sono stati colti di sorpresa.
Infatti, le forniture militari clandestine e il supporto finanziario, politico e economico dato a terroristi e a chiunque sia disposto a danneggiare, colpire e attaccare Israele non sono un segreto per nessuno.

Il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha commentato con noncuranza, sostenendo di non comprendere cosa Bashar Assad voglia, confidando ai suoi collaboratori che il suo obiettivo è quello di acquisire la buona volontà internazionale prima che Israele decida di attaccare l’Iran.
Il giorno dopo, lo scorso 4 febbraio, l’irriducibile Ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman è stato più esplicito: “A Assad deve essere detto senza mezzi termini che nella prossima guerra con Israele, che pare un suo prossimo obiettivo, non solo la Siria sarà sconfitta, ma lui e la sua famiglia perderanno il potere. Egli non rimarrà al potere, e neppure la sua famiglia”.

Mentre le parole di Liebermann sono state ampiamente riportate, membri del Partito Laburista Kadina, ora all’opposizione, e quelli della sinistra hanno ritenuto che il tono di Liebermann fosse oltraggioso e hanno chiesto le sue dimissioni.
Il Primo Ministro israeliano Netanyahu ha invitato ogni esponente pubblico israeliano di astenersi dal fare dichiarazioni che potrebbero aggravare la tensione, rivendicando a lui e al suo Governo la funzione di svolgere la politica internazionale.

FNRmedia